Trekking di Natale Esplorambiente: il Colle di San Matteo in Scicli

Torna il nostro appuntamento con l’escursione di fine anno ed Esplorambiente vi porta a scoprire uno dei simboli della città di Scicli: il Colle di San Matteo che domina la città con la sua omonima chiesa, ex matrice della città; un percorso tra antiche chiese, sentieri da riscoprire e grotte fino a qualche decennio fa abitate. 

Appuntamento giorno 23 dicembre 2018 presso piazzale di fronte Cinema Italia, piazza Italia Scicli (RG), ore 8.30.

Livello di difficoltà: 3-5

Durata: 08.30 – 13.00 (ora prevista)

Si consiglia: scarpe da trekking (o simili), cappellino, jeans, acqua. 

Quota di partecipazione: € 5,00 (gratis i bambini fino a 11 anni)

Ai fini organizzativi è gradita la prenotazione con numero dei partecipanti. 

Per info e contatti visita la sezione Contatti

Apertura del museo storico naturalistico degli Iblei nel giorno di Santa Lucia

Come consueto ogni anno, in occasione della ricorrenza di Santa Lucia e dell’apertura della omonima chiesa sul Colle di San Matteo, Esplorambiente apre in maniera straordinaria il museo sito nella chiesa di San Vito. 

Il museo sarà aperto giorno 13 dicembre 2018 dalle ore 9.30 alle 17.00.

Ingresso gratuito. 

Per info e contatti visita la sezione contatti e la sezione dedicata al museo.

Punteruolo rosso delle palme: anche Costa di Carro sotto attacco

Su segnalazione di un privato cittadino pervenuta all’associazione, successivamente a nostre comunicazioni, indirizzate al Servizio Fitosanitario Regionale, al Comune di Scicli, all’Ispettorato Forestale, alla Soprintendenza BB.CC.AA. e alla Confagricoltura, dell’importante presenza del rincoforo delle palme su tutte le palmizie, il 15 novembre è stato condotto un sopralluogo congiunto nel parco extraurbano di Costa di Carro di Scicli da parte del dott. Pippo Salamone, ispettore del Servizio Fitosanitario della Regione Siciliana, assieme ad alcuni Soci di Esplorambiente.

Durante il sopralluogo è stata evidenziata l’abbondante presenza di punteruolo rosso delle palme (Rhynchophorus ferrugineus Olivier, 1790) soprattutto sulla palma nana (Chamaerops humilis L., 1753) ma anche sulle altre specie presenti nel parco. Si è stimata la presenza di circa il 30% di piante già morte (alcune da almeno un anno) o gravemente attaccate, facendo risalire l’inizio dell’attacco ad almeno due anni fa. È stata altresì costatata la presenza di castnide delle palme (Paysandisia archon Burmeister, 1880), un lepidottero che attacca le palme causando la morte della pianta così come il rincoforo, ma per fortuna con minore intensità e diffusione. La castnide è stata riscontrata solo grazie alla sintomatologia di attacco in fase ancora iniziale, notando solo qualche foglia con le note perforazioni del lembo fogliare a raggiera.

Data la situazione attuale un intervento risanatorio si rende molto difficile da applicare, sia per le condizioni in cui si presenta il parco sia per la ormai diffusa presenza del rincoforo in tutti gli ambienti isolani, tanto da essere stato declassato da organismo da quarantena a organismo nocivo di qualità.

Il nostro auspicio, insieme a tutta la comunità, è che gli enti preposti si attivino affinché possa essere fatta un’opera di manutenzione straordinaria del parco, impegnandosi nella rimozione delle palme già attaccate e nella difesa di quelle vive che certamente, se non si interviene, potranno subire la stessa sorte.

Esplorambiente sta valutando, dietro consiglio del dott. Salamone, di poter istallare delle trappole per il monitoraggio e la cattura massale degli adulti di sesso maschile, con l’intento di ridurre il numero di voli e le possibilità di accoppiamento.

Larva di Rhynchophorus ferrugineus
Esemplari di palma nana attaccati e già morti.

Larva di Rhynchophorus ferrugineus all’interno di un fusto già morto.
Momenti del sopralluogo su una palma.

Foglia di palma nana con perforazione del lembo fogliare da parte di Paysandisia archon.
Stadi morfologici di Paysandisia archon. Fonte Ersaf-Lombardia.
Da sinistra, il dott. Salamone, Rosario Zaccaria e Matteo Scatà.
Un esemplare di Chamaerops humilis già morta.
Veduta parziale di Costa di Carro. Presenti piante morte e piante già attaccate ma ancora vive.
Da sinistra, Leandro Nigro, Rosario Zaccaria, dott. Salamone e Matteo Scatà durante il sopralluogo.

Assemblea annuale dei soci e rinnovo del direttivo.

Oggi 25 novembre i soci di Esplorambiente si sono riuniti per la consueta assemblea annuale nella sede di Palazzo Monasteri. È stata occasione per mostrare i risultati raggiunti durante l’ultimo anno e per programmare gli obiettivi per il nuovo anno sociale che si inaugura con il rinnovo del direttivo.

Molti gli interventi dei soci ricchi di nuove proposte per le attività associative future, fra le altre la volontà di una campagna di sensibilizzazione per l’adesione di nuovi soci in Esplorambiente. Le altre attività saranno presentate al pubblico durante l’anno che sta per iniziare. 

I soci hanno altresì condotto le votazioni per il rinnovo della carica di Direttivo. I cinque eletti sono risultati:

  • Roberta Ficili 
  • Carmelo Galesi 
  • Antonio Iabichino 
  • Guglielmo Russino 
  • Rosario Zaccaria 

Al termine dell’assemblea si è tenuto il consueto pranzo sociale annuale tenutosi presso la Masseria Sgarlata a base di prodotti tipici della tradizione sciclitana.

Alla fine del pranzo sono stati premiati con una targa di riconoscimento per l’impegno nei confronti dell’associazione mostrato negli anni i soci Alessandra Mansueto e Enzo Gazzé per i loro primi 3000 giorni in associazione.

Un augurio speciale va a loro e ai nuovi rappresentanti del direttivo per un proficuo lavoro sempre nel segno di Esplorambiente. 

L’associazione Esplorambiente 
La targa celebrativa. Guglielmo Russino con Enzo Gazzé. 
La targa celebrativa. Guglielmo Russino con Alessandra Mansueto 
Carmelo Galesi con Guglielmo Russino. 

Un momento del pranzo 

Un momento del pranzo 

Momenti dell’assemblea 

Momenti dell’assemblea 

Momenti dell’assemblea 

Momenti dell’assemblea 

Progressione verticale su corda il 14 ottobre 2018

A causa del maltempo l’evento è stato rinviato a data da destinarsi. Buona domenica a tutti. 

Inizia la stagione autunnale e l’Associazione Esplorambiente la inaugura con la progressione verticale su corda presso la forra del fiume Irminio.

Il raduno è alle ore 08:30 di fronte al Cinema Italia – Scicli (RG), dopo le registrazioni dei partecipanti ci sposteremo con mezzo proprio presso la forra.
Pranzo a sacco.
Si consiglia abbigliamento e scarpe da trekking o da ginnastica.

Rientro previsto ore 17:00.

Iscrizione: 5.00€ | Minori inferiori a 11 anni gratis

In caso di pioggia l’evento verrà rinviato

Per info e prenotazioni visita la sezione contatti

Le Vie dei Tesori

In occasione del Festival Le Vie dei Tesori la città di Scicli quest’anno partecipa con diversi siti culturali, di cui alcuni aperti esclusivamente per l’occasione.

Fra questi anche il Museo Storico Naturalistico degli Iblei.

Il Festival del Patrimonio Siciliano

Le Vie dei Tesori è tra i più grandi Festival italiani dedicati alla valorizzazione del patrimonio culturale, monumentale e artistico delle città. Giunto alla dodicesima edizione, il Festival è nato e si è sviluppato nella città di Palermo e quest’anno si svolgerà in tutta la Sicilia e in alcune città fuori dall’Isola, aprendo al pubblico con visita guidata oltre 400 luoghi di interesse artistico, storico e monumentale in gran parte di solito chiusi e proponendo più di 200 passeggiate d’autore. Nei weekend di settembre e di ottobre la Sicilia diventa così un grande museo diffuso che mette in rete il patrimonio monumentale e culturale di oltre cento tra istituzioni, associazioni, realtà di eccellenza. Le Vie dei Tesori fa parte del programma istituzionale di Palermo Capitale della Cultura 2018 ed è partner della Biennale d’arte contemporanea Manifesta. Nel 2016 e nel 2017 ha ricevuto la medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica.

Vieni a trovarci i weekend di settembre: http://leviedeitesori.com/risultati-di-ricerca/listing/chiesa-di-san-vito-museo-storico-naturalistico

L’esperienza di uno scavo archeologico: il Castello dei Tre Cantoni.

Da mesi si vociferava che la Sovrintendenza ai BB. CC. di Ragusa, l’amministrazione comunale e la Confeserfidi, in qualità di partner nella compartecipazione finanziaria, avrebbero dato il via ad un progetto di studio su Scicli, sul suo castello nascosto tra carrubi ed erba alta sulla cima del colle di San Matteo; di rilievi delle strutture emergenti condotti da studiosi dell’Accademia polacca delle scienze guidata dal prof. Slawomir Mozdzioch, tramite sofisticate attrezzature non invasive come misurazioni geodetiche, analisi con metodi magnetici, e ancora scansione laser 3D. Il tutto a più di ventisette anni di distanza dagli ultimi scavi condotti tra i resti della città medievale.

Come spesso accade, quello che più si attende è di conoscere l’esito dello studio, i risultati concreti, ma stavolta una richiesta inaspettata ha stravolto le nostre ottiche e non solo: si cercano volontari per lo scavo, le unità specializzate sono poche e i giorni a disposizione, due settimane esclusi festivi, un lasso di tempo che corre via in un batter di ciglia. Che fare? Il periodo coincide con quello di lavoro di tutti noi, con l’estate alle porte gli impegni crescono esponenzialmente. Ma cresce anche la curiosità nei confronti di un’attività, quella di una campagna di scavi archeologica, inedita fino ad ora per tutti noi di Esplorambiente. Così spinti dalla passione per lo studio della nostra Scicli e il nostro territorio ci consultiamo, riflettiamo, stiliamo un calendario: chi può mezza giornata, chi di più, chi prende le ferie, fino a garantire la presenza di almeno uno di noi sempre.

Arriva il primo giorno. Si inizia, sono giornate di caldo anche afoso e solertemente ci si organizza: ci sono dei settori, si scava per strati uniformi, delicatamente; poi si passa tutto agli studiosi, il professore, gli archeologi volontari Alessandra Nifosì e Pietro Di Rosa o i giovani studenti Paola Eva e Arkadiusz, e si aspettano istruzioni.

Se detta così sembra una catena di montaggio con piccole formichine che operano sotto stretto controllo, in realtà quello che in una frazione di secondo viene a instaurarsi non è altro che uno spirito di squadra tra tutti i volontari, solido e proficuo. Si lavora febbrilmente con l’ansia di scoprire presto qualcosa: c’è chi vuole scavare curioso e desideroso, chi piuttosto che con piccoli strumenti andrebbe giù di piccone in pochi secondi. Giornalmente si vengono a formare gruppi eterogenei per età e provenienza (associazioni di volontariato, semplici cittadini, etc.) che lavorano con dedizione per portare alla luce dapprima pietre e tegole rotte, poi via via tratti di muro e qualche coccio… Di tanto in tanto si urla “Bones! Bones!” sperando ci si trovi di fronte ad una sepoltura di chissà quale epoca storica; peccato si tratti poi soltanto di resti di una povera mucca. Pazienza, riprendiamo!

Ci si scopre ben presto navigati studiosi del medioevo, con congetture che fioccano tra una cardarella da riempire e un secchio da portare al setaccio: “per me qui era così”, “per me dovremmo scavare là”, “il prof dice così, perciò la penso in questo modo” e via così… E ci si rende conto che emerge uno spirito di collaborazione e reciproco rispetto che si instaura tra volontari, docenti e responsabili della Soprintendenza, un legame inedito in uno scavo archeologico che spesso vede interfacciarsi professionisti attenti e concentrati e non “ruspanti scavatori iperattivi” come noi volontari: si lavora in allegria, con chi porta un giorno gelati, qualcun altro scacce, per uno “spuntino leggero e salutare”.

Caldo, vento, pioggia: il loro avvicendarsi ci accompagna fino all’ultimo giorno. I risultati scientifici li scopriremo fra alcuni mesi, ma uno importantissimo è emerso immediatamente: che il comune attaccamento alla città, la curiosità, la voglia di scrivere una pagina di storia hanno creato un gruppo di cittadini nel quale il senso di squadra e di comunità si è rapidamente cementato, un esperimento quanto mai inedito ed azzardato e per certi versi dagli esiti piacevolmente sorprendenti. Il prof. Mozdioch, il suo gruppo di lavoro, la dott.ssa Anna Maria Sammito e il geom. Bartolo Rivillito della Soprintendenza di Ragusa, avvezzi a queste attività si aspettavano che sarebbero stati sorpresi dai reperti portati alla luce, ma non dal clima gioviale e allegro che si è respirato, per due settimane, sotto i carrubi in un caldo giugno in quel di San Matteo.